Mostra

Mostra

L’abito come strumento di prevenzione

Il Progetto

La Mostra

“La mostra HABITUS nasce dall’idea che l’abito possa diventare uno strumento potente di comunicazione sociale e prevenzione.”

Promossa da ANLAIDS in occasione del suo 40° anniversario, HABITUS è una mostra itinerante nata come naturale prosieguo del concorso nazionale che trasforma i figurini e i capi d’abbigliamento in veri e propri manifesti di sensibilizzazione sull’HIV e sulle Infezioni Sessualmente Trasmissibili (IST).

La mostra espone 36 figurini finalisti e 3 abiti realizzati da designer provenienti da tutto il territorio nazionale, isole incluse. Ogni pezzo racconta una storia, veicola un messaggio, vuole infrangere un tabù.

L’obiettivo è duplice: da un lato valorizzare il talento giovanile nel campo del design e della moda; dall’altro costruire un linguaggio nuovo — visivo, indossabile, quotidiano — per diffondere la cultura della prevenzione in ambito sessuale e combattere lo stigma legato all’HIV.

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DUE INSTALLAZIONI D’ARTE

U.N.A.I.D.S. & GRAAL

In mostra si trovano inoltre due installazioni artistiche: U.N.A.I.D.S. di Samuel Perea-Díaz e GRAAL di artista anonimo.

Per celebrare il quarantennale di Anlaids, per forte volere del curatore della mostra, arriva in esclusiva per la prima volta in Italia l’installazione d’arte sonora U.N.A.I.D.S. dalla serie Hearing Silence (Ascoltando il silenzio) dell’artista ispano-berlinese Samuel Perea-Díaz che partecipa con entusiasmo al messaggio di prevenzione che Anlaids lancia da 40 anni.
Quest’opera d’arte concettuale che prevede una cassa sonora di forma sferica, un cavo elettrico specificamente inciso a graffiti, genera impulsi di un’onda sinusoidale a 20 kHz che permettono di rappresentare la frequenza cardiaca del numero di decessi per cause correlate all’AIDS in tutto il mondo in un anno. L’opera sonorizza e dà quindi voce alle statistiche più recenti dell’UNAIDS, la più ampia raccolta di dati a livello internazionale sull’epidemia di HIV. Quest’opera d’arte fa parte di una ricerca teorica di Perea-Díaz che mappa l’impatto della prima epidemia di AIDS in opere d’arte specificamente incentrate sul suono. I 20 kHz, ovvero 20.000 hertz, rappresentano la frequenza più alta dei suoni che l’orecchio umano possa percepire; suoni con frequenze superiori a questa soglia sono definiti ultrasuoni e non sono udibili dall’essere umano. Questo dettaglio va ad incrementare l’impatto emotivo dell’installazione su chi la osserva. E’ inoltre un’efficace metafora senziente di ciò che provoca lo stigma che spesso colpisce le persone che vivono con HIV: il silenzio dello stigma è devastante, un silenzio che omette e ha omesso, nascosto e tacitato la voce di chi, ad oggi, assumendo una terapia antiretrovirale corretta, convive serenamente con questo virus; uno stigma che non fa luce sui progressi scientifici bensì li adombra nella disinformazione, nella paura e nell’ignoranza.

GRAAL prevede un allestimento sotto teca, simile a un reliquiario dal sapore squisitamente post-tridentino, di una pastiglia di antiretrovirale, il dispositivo farmacologico che ha migliorato e salvato la vita di milioni di persone che sono entrate in contatto, nel loro sistema immunitario, con il virus dell’HIV. Questo piccolo prodigio famacologico ha permesso di raggiungere un risultato un tempo insperato. Grazie alla terapia antiretrovirale, assunta con regolarità quotidianamente, le persone con HIV, che raggiungono e mantengono livelli non rilevabili del virus nel sangue, non possono trasmettere l’HIV ad altre persone, nemmeno attraverso rapporti sessuali non protetti. Questo significa U=U “Undetectable equals Untransmittable” ossia “Non Rilevabile è uguale a Non Trasmissibile”. Con una viremia azzerata, il virus non si trasmette. Significa avere la stessa aspettativa di vita di chiunque altro. Significa poter avere figlə con la certezza di non trasmettere loro il virus.

Cosa trovi in mostra

Progetti Vincitori

La mostra espone 36 figurini finalisti e 3 abiti realizzati da designer provenienti da tutto il territorio nazionale.

I 36 bozzetti protagonisti: finalisti e vincitori

Il Curatore

Una visione tra arte, moda e impegno civile

«Il progetto HABITUS è stato ideato, sviluppato e curato con la volontà di costruire un ponte tra il mondo creativo delle e dei designer e le istanze sociali di Anlaids. La curatela e l’allestimento della mostra ha prestato particolare attenzione alla qualità artistica delle opere, alla coerenza del messaggio e all’intelligibilità del linguaggio visivo che andasse oltre il piacere meramente estetico.

Ogni tappa del tour è pensata come un momento di incontro e di scambio: con le comunità locali, la cittadinanza tutta, con le scuole di design, con i professionisti della cultura e della salute, per creare dialogo e consapevolezza attraverso l’arte grazie alla più aggiornata visione di welfare culturale. Visitando questa mostra, concepita come vera e propria campagna di prevenzione da indossare, il mio auspicio è che si capisca quanto sia urgente che l’abitudine diventi qualcosa di condiviso: solo così si può trasformare in consuetudine e le consuetudini, come sappiamo bene, sono gli atteggiamenti che danno corpo ai valori delle nostre comunità»

Sebastiano Bazzichetto

IL BANDO NASCE DA…

Un progetto per chi crede che la creatività possa cambiare le cose

Tutto è nato partendo da un bando di concorso nazionale lanciato nell’aprile 2025 rivolto:

  • agli studenti e alle studentesse delle Accademie di Belle Arti e delle Scuole di Moda italiane
  • ai creativi e alle creative di tutta Italia.

L’iniziativa invitava ad esplorare il potere comunicativo del costume e dell’abito nel promuovere la prevenzione in ambito sessuale, prendendo ispirazione da riferimenti culturali, antropologici e storici significativi.

Il progetto trae spunto dalla riflessione sulla malattia come metafora, concetto esplorato da Susan Sontag nel suo celebre libro AIDS and Its Metaphors (1989), e dalla storica campagna di Moschino con Fiore Crespi in cui il vestito, facendosi costume, diventa un veicolo di sensibilizzazione grazie a elementi simbolici come profilattici, fiocchetti rossi e leccalecca appuntati sul corpetto di un elegantissimo abito da sera accompagnato da aristocratici guanti lunghi.

La Giuria del concorso: oltre a Luca Butini Presidente Anlaids ETS, la giuria ha visto la generosa e gratuita partecipazione di figure di spicco come:

Sara Sozzani Maino, direttrice creativa Fondazione Sozzani
Alessia Glaviano, Head of Global Photo Vogue
Laura Nobile, coordinatrice generale Tirelli Costumi
Elena Di Cioccio, attrice, scrittrice e giornalista
Lorenzo Cutuli, scenografo e docente Accademia di Belle Arti di Venezia
Emanuele Scorcelletti, fotografo

1985 – 2025

40 anni di ANLAIDS

ANLAIDS celebra quarant’anni di lotta, impegno e speranza. HABITUS è uno dei progetti nati per questo anniversario: un modo per guardare avanti, per parlare alle nuove generazioni, per trasformare la memoria in azione.